“Nella mia ora di libertà”, chi e quanti sono i carcerati in Italia?

di Dario Famà

Molto spesso stampa, televisioni, siti web trattano il tema del carcere e della popolazione carceraria in maniera del tutto irresponsabile e superficiale. Nel fare ciò, il messaggio che viene fatto veicolare consiste sostanzialmente nella demonizzazione del condannato e nell’impossibilità di un suo reinserimento felice nella società.
Tra gli argomenti più caldi riguardanti le prigioni c’è sicuramente il sovraffollamento di queste ovvero la presenza di più persone di quante possano essere ospitate nelle strutture adibite. Si tratta di un problema reale oppure no? Secondo il report annuale dell’associazione Antigone, nel 2022 contiamo circa 54.600 detenuti. Si tratta di una tendenza in costante crescita dal 2020, con un tasso di affollamento medio del 107%. Questa percentuale, però, va contestualizzata, dal momento che la capienza effettiva degli istituti è inferiore rispetto a quella ufficiale. Inoltre, l’affollamento varia da regione in regione (Puglia e Lombardia raggiungono rispettivamente il 134% e il 130%).

Nonostante l’alto numero di persone imprigionate, dal 2008 al 2020 si è registrata una forte diminuzione della popolazione carceraria: si passa dai 92.800 individui a circa 35.300 persone. Visti i numeri preoccupanti registrati ad inizio anni Dieci, dal 2012 il governo ha adottato misure per contrastare l’ingresso di persone per brevissimi periodi.

Nel corso del tempo non solo è cambiato il numero, ma anche l’età media dei detenuti: fino al 2015, i minori di 40 anni sono stati la maggioranza dei prigionieri, mentre ora si configura come minoranza (45%). Gli over 40, invece, si attestano al 55% e gli over 60 arrivano quasi al 10%. Si ha avuto, dunque, un sostanziale invecchiamento della popolazione carceraria.

A mutare è stata anche la posizione giuridica dei detenuti con quasi il 70% delle persone presenti nelle carceri ad esser state condannate definitivamente. Si tratta perlopiù di condanne sempre più lunghe rispetto al passato: metà di questi sta scontando una condanna uguale o superiore a 5 anni, mentre il 29% starebbe espiando pene uguali o superiori a 10 anni.

Un capitolo a parte va aperto per gli spazi, dal momento che risultano diverse problematiche in questo ambito. Innanzitutto, la costruzione del 39% dei centri detentivi risulta esser stata effettuata prima del 1950. A completare un quadro drammatico sono le carceri edificate di recente, spesso costruite nelle periferie cittadine e non rispettose delle basilari norme igieniche e strutturali (come la presenza di docce, riscaldamento e acqua calda nelle celle o l’assenza dei 3 metri quadri calpestabili). Per questo motivo, esse necessiterebbero un intervento di ristrutturazione.

Tra le criticità più gravi rientrano anche l’inadeguatezza degli spazi comuni: in 1/3 degli istituti, non è possibile accedere a palestre o ai campi sportivi perché assenti o non agibili. Cosa può fare quindi un detenuto se non passeggiare nei corridoi o rimanere in cella per tutto il giorno?

Ultima, ma non per importanza, è la questione che riguarda il reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale italiano. In questo frangente, appena poco più di un detenuto su tre (38%) è alla prima carcerazione, mentre il restante 62% c’è già stato almeno una volta. Il 18%, poi, è stata addirittura 5 o più volte in galera.

Dopo aver attentamente analizzato i principali numeri della composizione carceraria italiana, si può affermare che il sovraffollamento delle carceri sia un problema serio e reale. Nonostante ciò, la risposta non può riguardare solamente l’ampliamento degli spazi per i detenuti, ma deve soprattutto comprendere l’assunzione di maggior personale carcerario, l’ampliamento delle attività per i carcerati, la garanzia di meccanismi d’inclusione sociale e il rispetto delle tutele igieniche.

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