Il pagellone: il 2022 dei leader politici italiani

di Simone Gioia e Pasquale Zaccaro

Il 2022 si sta per chiudere, e come da tradizione è tempo di giudicare il lavoro svolto dai nostri leader politici. Un anno in cui ci sono state l’elezione del Presidente della Repubblica e le elezioni Politiche; è caduto il governo Draghi ed è nato il primo esecutivo guidato da una donna, Giorgia Meloni. Ecco, di seguito, quindi, le nostre pagelle.

LE PAGELLE DI SIMONE GIOIA

Giorgia Meloni 8

Ha seminato per tanti anni all’opposizione, ha raccolto alle elezioni politiche del 25 settembre. Per la prima volta nella storia italiana, il partito più a destra della Repubblica ha vinto le elezioni ed è salito al potere. Giorgia Meloni è diventata la prima donna Premier del nostro Paese e nei primi mesi del suo governo, nonostante tutti i “catastrofici” pronostici, ha portato a casa una legge di bilancio ritenuta in linea con le direttive europee e per nulla ostile a Bruxelles. Che infatti non l’ha bocciata. Il personaggio politico del 2022 non può che essere lei. Ma è nel 2023 che verrà messa realmente alla prova dal Mondo.

Matteo Salvini 4,5

Parafrasando lo storico Luciano Canfora, ‘Salvini è un uomo senza più argomenti, un pugile suonato’. Era settembre del 2019, post Papeete. Ma da allora nulla è cambiato. Dall’estate della caduta del governo Conte I, il segretario della Lega non ne ha azzeccata più una, commettendo un errore dietro l’altro. E difatti, alle Politiche nel 2022 è stato un disastro per il Carroccio: sotto il 10%, poco sopra Forza Italia e tallonato dal Terzo Polo. Ha svolto una campagna elettorale da Ministro degli Interni in pectore, ma si è dovuto accontentare del ministero dei Trasporti per volere della Presidente Meloni. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Silvio Berlusconi 4

Il 2022 è stato un anno disastroso per il Cavaliere che, tra la sfida (persa) del Quirinale, le registrazioni audio (vergognose) su Putin e Zelensky, la mancata conquista del dicastero della Giustizia (perso), ha dovuto ingoiare soltanto sconfitte. Un anno fa di questi tempi Berlusconi era convinto di potersi giocare le sue carte per la presidenza della Repubblica, ma è stato respinto dai suoi stessi alleati ripiegando sulla conferma (obbligata) di Sergio Mattarella. Se il 2022 doveva essere l’anno della Last Dance del Cavaliere, beh è andata malissimo.

Giuseppe Conte 7

Prosegue, senza sosta, la campagna propagandistica dell’Avvocato del Popolo, pronto a difendere tutto e tutti in nome del consenso. Ha guidato, e portato a termine, la caduta del governo Draghi; rotto l’alleanza con il Partito Democratico e condotto una battaglia ideologica e di comodo sul reddito di cittadinanza per recuperare voti. E ha avuto ragione, perché il Movimento – nonostante i pronostici negativi della vigilia – ha raggiunto oltre il 15%. Il che ha rappresentato un autentico miracolo in casa 5 Stelle. Ha deciso di indossare il vestito del leader progressista. E tutto questo agli italiani sta piacendo e non poco. È indubbio, quindi, che il suo 2022 si sia rivelato super positivo.

Enrico Letta 5

Chiariamolo subito: chi scrive non crede che il pessimo risultato raccolto alle Politiche sia colpa dell’attuale e dimissionario segretario del Partito Democratico. La crisi dei dem è profonda e proviene da lontano: il 25 settembre è stata semplicemente la Caporetto del Partito Democratico. Difficilmente, un altro segretario sarebbe riuscito ad evitare una sconfitta annunciata e peraltro attesa da tutti. Semmai, la vera sconfitta di Enrico Letta è stata il campo largo. Che non è mai esistito, semplicemente perché tenere dentro Calenda e Fratoianni, Renzi e Conte, era qualcosa semplicemente utopistico. Va detto però, che probabilmente nessun altro leader se la sarebbe cavata tutto sommato bene come ha fatto il dimissionario segretario PD dal giorno dopo la sconfitta.

Matteo Renzi 6

Questa volta la partita del Quirinale non era nelle sue mani. Ha sponsorizzato sin dalle battute iniziali la candidatura del senator Pierferdinando Casini, sperando in una sponda da destra. Ma ha incontrato lo stop della Lega. È riuscito, però, comunque a incidere, sbarrando la strada al Capo dei Servizi segreti Elisabetta Belloni, che è stata ad un passo dal Colle per volere di Salvini e Conte. E da quando la Meloni è salita a Palazzo Chigi, ha chiarito sin da subito la sua linea nei confronti del governo: stampella no, opposizione a priori neppure. I maligni sono convinti che ogniqualvolta la maggioranza andrà in affanno, ci sarà la truppa Renzi-Calenda pronta a salvargli la vita. Chissà se sarà davvero così.

Carlo Calenda 4,5

Solo Luigi Di Maio è riuscito a fare peggio di Carlo Calenda, che oggettivamente è stata la grande delusione politica del 2022. Durante la campagna elettorale si è reso protagonista di un balletto a dir poco stucchevole, che ha deluso i tanti che avevano riposto in lui numerose speranze. Prima ha perseguito con convinzione la strada dell’alleanza con il PD e poi l’ha rinnegata qualche giorno dopo a causa del (noto) rapporto dei dem con la sinistra guidata dal duo Fratoianni-Bonelli. È finita con il leader di Azione che ha rotto contemporaneamente con il Partito Democratico e +Europa per abbracciare Matteo Renzi. Quello stesso Renzi che per un lungo tempo è stato oggetto di sue violente contestazioni. Alla fine la mission di arginare il “pericolo Meloni” e di raggiungere il 15% non è andata a buon fine.

Luigi Di Maio 3

Come dimenticare l’ex Ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 Stelle. A giugno scorso ha sfidato Giuseppe Conte lasciando i pentastellati e costituendo il gruppo autonomo “Impegno Civico” che, nelle iniziali intenzioni di Di Maio, doveva essere il raggruppamento degli amministratori locali. È stato un flop gigantesco: l’ex Ministro degli Esteri ha completato il suo suicidio politico perdendo miseramente nel suo collegio di Napoli contro l’ex collega di governo e di partito Sergio Costa, non venendo così rieletto e rassegnando le dimissioni da segretario di “Impegno Civico” subito dopo. Obiettivamente, fare peggio era francamente difficile: chapeau.

LE PAGELLE DI PASQUALE ZACCARO

Giorgia Meloni 6,5

Giorgia la militante, Giorgia Meloni più Istituzionale che porta la pancia del Paese al Governo, Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio. Tre Giorgia, tre fasi. Due, in verità, le fasi del 2022: la seconda e la terza in fase embrionale. Sì, perché se Giorgia vuole davvero essere Presidente del Consiglio deve affrettare la trasformazione verso la fase tre. Nei contenuti, seppur discutibili, ha già smussato in base alle richieste di Bruxelles ma forse non sarà sufficiente. Malissimo i soldi spostati dalla cultura alle società di calcio. Pessimo questo vecchio e, soprattutto, malsano metodo di distribuire denaro per platee elettorali e con il manuale Cencelli sotto l’ascella, strizzando l’occhio ai soliti. Servirebbe, al futuro del Paese, essere riformisti. L’opposto di ciò. Il 2023, soprattutto nel primo semestre, dirà molto sul futuro del nostro Governo. Sì può essere Conservatori di destra, certo, ma non come se fossimo nel 1987. Giorgia lo sa, supponiamo, per cui utilizzerà la sua grande intelligenza politica per adeguarsi senza snaturare le proprie idee, i propri valori. Sarà più difficile, però, gestire una buona parte dei suoi alleati di Governo. Good luck.

Matteo Salvini 5

Matteo Salvini, colui che sbaglia tutti i cambi, come il peggior allenatore di calcio. Sbaglia le uscite, sbaglia i tempi, sbaglia i pronostici, azzecca qualcosina quando cavalca l’onda di Giorgia Meloni. Ogni tanto gli torna indietro qualche colpo di coda per i suoi più che discutibili rapporti con certi Leader politici stranieri ed i loro Partiti politici. Riesce ad avere l’Interno, facendolo assegnare al suo vice ministro al tempo del Conte I. Prende le Infrastrutture, Ministero dove può gestire molti denari e può giocarsi tanto consenso. Non sempre dice cose discutibili, diciamo così, ma le soluzioni che propone non vanno oltre la pancia di Franco che è seduto al bar e parla di tutto ma di niente, agitando la sua Peroni da 33cl, stretta nel pugno. Mai maturo.

Silvio Berlusconi 6

Il vecchio Silvio. Già, proprio il vecchio Silvio… E’ sempre il 1994 o il 1980. Lui è Silvio Berlusconi. La TV, le donne come piacere di contorno, lo humor ai limiti della misoginia, il potere. D’improvviso si trova una donna come Presidente, per giunta nella “sua” coalizione! Fa qualche capriccio, consapevole di quanto poter tirare la corda. Gioca un po’ con gli alleati e con la vittoria del centrodestra, poi smette e lascia che Giorgia componga l’Esecutivo. Si dice sia matto o rinco. Io dico che è molto più lucido di quel che si pensi. Semplicemente fa sentire la sua presenza visto che non è più la punta di diamante del consenso. Silvio c’è. E come. Redivivo.

Giuseppe Conte 6,5

Prova a risorgere dopo essere stato eclissato da Mario Draghi ma, soprattutto, dal dilettantismo che lo contraddistingue. Si schiera sul fronte sinistro della Politica italiana, forse per pura convenienza elettorale. Raccoglie la nostalgia, le utopie e le fantasie della sinistra più estrema, unita ai Toninelli sparsi per il Paese. Grazie a tutto ciò, ad una buona campagna elettorale ed al sostegno di buona parte del mondo cattolico-bigotto raggiunge un risultato che il Movimento 5 Stelle, senza Giuseppi, avrebbe visto, forse, durante un sogno. Rimane li, su posizioni populiste ma non per il popolo, sull’ambientalismo ideologico che ambientalismo non è, continuando a proporre soluzioni fantastiche. La sua partita, solo sua e per Se, la gioca da dio. Yena.

Enrico Letta 3,5

Sarebbe stato difficile per chiunque preventivare che un professionista di spessore, di caratura internazionale come Enrico Letta potesse mettere insieme tutto questo disastro. Colpe tutte sue? Tutt’altro. Ingenuo? Difficile crederlo. Calcoli sbagliati? Ecco, probabilmente è andata, in parte, così. Enrico Letta è tornato da Parigi per riprendersi ciò che aveva perduto nel 2014. Purtroppo, la chiamata “alle armi” della Politica è arrivata dalla Ditta. Quella Ditta che, dall’interno, manovra un Partito Democratico alle battute finali della sua esistenza. Ed è questo che Enrico Letta non ha capito. Tornare a questo PD per spirito di servizio verso il Paese (verso la Ditta, più che altro) ha portato, innanzitutto, alla fine della sua carriera politica. Ha fatto ciò che gli è stato chiesto, unitamente a questioni personali per il cambio a Palazzo Chigi del 2014, dando il colpo di grazia al PD ed a se stesso. Inconsistente ed incredibile. Boh?

Matteo Renzi 7,5

Mattarella torna al Quirinale perché Matteo Renzi, che aveva puntato su Pierferdinando Casini, spegne tutti i capricci dei vari leader o presunti tali. Salvini su tutti. Finché Draghi è a Palazzo Chigi continua la sua attività parlamentare e quando interviene, in aula, c’è da ascoltare, prendere appunti, imparare. Di un altro livello. Sempre nell’ultimo anno, come anche in precedenza, continua a dare la sua versione sulle troppe accuse, di vario tipo, ricevute in questi anni. E lo fa in tutte le sedi continuando, altresì, a fare altissima politica. Bisogna riconoscerlo. Le questioni (non poche) già risolte danno sempre ragione al Senatore fiorentino. Il pregiudizio sarà durissimo da scalfire. Lo farà, sicuramente, con i fatti, visto che sino ad oggi nulla gli si può contestare se non, legittimamente, un’idea di Paese, di Politica ma quella “è la Democrazia, bello..”. Sempre meglio che non avere idee se non quella di campare di rendita, quindi di populismo e di danni a svantaggio del futuro e delle generazioni che verranno. Matteo Renzi parte a testa bassa verso le elezioni politiche di Settembre 2022, da solo. Ad ogni costo, sino al ripensamento, ennesimo, di Calenda che lascia il calderone Lettiano, in un attimo di lucidità, da tenere a memoria. Forse, c’è una cosa che lo penalizza: continuare a parlare del (al) PD, tenendo fissa questa idea disgraziata di bipolarismo. Il Paese non è maturo per ciò. La classe politica men che meno. Non funziona. Ma il Senatore, lo sappiamo, va sempre sino in fondo. Irritante e convinto.

Carlo Calenda 5,5

Carlo Calenda è estremamente preparato su tantissime cose. Non parla alla pancia, parla alla ragione. E’ puro e ingenuo. La politica, come la fa lui, però, la si fa a Disneyland. Lascia pensare che stia lavorando per conto del PD, dall’esterno. Forse, però, la questione è molto meno oscura di come la si immagina. A livello comunicativo da mani tra i capelli, prova fino alla fine a stare con Fratoianni e Letta, pensando si possa fare una certa politica. Con quei due e con altri è già impensabile fare, semplicemente, politica. Figurati immaginare di governare e con un certo indirizzo. Adesso sta facendo decisamente meglio, anche come leader della federazione Azione-Italia Viva. L’importante, per chi sostiene questa area politica di Renew Italia, è che lui non faccia campagna elettorale. Ottimo ma fuori ruolo.

Luigi Di Maio 4,5

Ha fatto un percorso che lo ha portato sino a guidare un Ministero. Tantissimi osservatori hanno espresso, con convinzione, pareri positivi. Anche soltanto in riferimento all’intelligenza del personaggio che, affinando alcune grezzature, colmando mille lacune, sembrava aver capito come fare per garantirsi una posizione politica ed istituzionale di lungo periodo. Come il “miglior” Salvini, invece, ha sbagliato tutto. Proprio alla fine e dopo essersi fatto mettere in minoranza da Beppe Grillo che gli ha preferito Giuseppi, con una lungimiranza da cicala. Aveva tutte le possibilità per fare bene, per se stesso. Ha fatto bene comunque, rimanendo fuori dai giochi. Al Paese. Amatore.

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