Sotto l’albero di Natale di casa Soumahoro: l’ipocrisia, la vera faccia della sinistra

di Francesco Catera

‘Abbiamo le mani nella polvere della disperazione e gli stivali nel fango della miseria’. È questo il messaggio con cui Aboubakar Soumahoro è stato eletto in Parlamento e con cui continua a sbandierare la vittoria degli ultimi alle politiche del 2022. Forse con tono auto assolutorio, verrebbe da pensare, viste le evidenze di cronaca ormai note a tutti. Fatti sui quali non ritorniamo perché, appunto, occupano da un mese le prime pagine di tutti i giornali. Ai pochi ed eventuali membri della flotta stellare Enterprise bastino, per la propulsione a curvatura, come motore per tornare rapidamente alla realtà, alcune coordinate essenziali utili a ricostruire la vicenda. La bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla famiglia di Soumahoro e che vede indagate sua moglie e sua suocera per i sospetti illeciti da loro commessi ai danni dei braccianti delle cooperative da loro gestite riguarda, tra le altre cose, bilanci non pubblicati, maxi finanziamenti milionari dalla Pubblica Amministrazione, tracce di denaro spedito all’estero su conti africani intestati a parenti e finanche il bonus affitto.

I bilanci delle due cooperative, appunto, non sono pubblici in difformità rispetto a quanto previsto dalla legge dal momento che gli enti del terzo settore hanno l’obbligo di renderne pubblica la consultazione. Dal lavoro puntuale de Il Giornale, però, si è comunque riusciti ad entrarne in possesso. Leggendo il bilancio del 31 dicembre 2020 di ‘Aid’ si nota come la Prefettura di Latina abbia erogato nel solo anno 2020 al Consorzio Aid più di 1 milione di euro per la gestione dei servizi di accoglienza migranti e richiedenti asilo. Anche il Comune di Latina, nello stesso anno, ha bonificato 10mila euro attraverso un bando per la concessione di contributi in ambito sociale; il MISE, invece, un contributo a fondo perduto a titolo di bonus fiscale pari a circa 35mila euro e persino altri 500 euro come bonus affitto. Per quanto riguarda la Karibu, invece, si parla nel solo anno 2020 di più di 2 milioni di euro di debiti, 600mila euro da saldare alle banche e 700mila circa di tasse.

Anche se Soumahoro si dichiara estraneo e, lo ribadiamo anche noi per dovere di cronaca, chiarezza e civiltà giuridica – non è iscritto nel registro degli indagati – ormai la vicenda assume i contorni di un fatto familiare; e, a sentire l’ironia di Bechis ‘La famiglia è povera ma con villa a Casal Palocco’.  I fatti sono prepotenti, entrano senza bussare. Il neo deputato, infatti, proprio nello scorso luglio, quando ancora non era stato eletto in Parlamento dunque, avrebbe aperto un mutuo di 250mila euro intestato per metà a lui e per metà alla moglie (la quale allo stato risulta nullatenente) per l’acquisto di una villa alle porte di Roma da quasi mezzo milione di euro. La domanda resta sempre la stessa: da dove arriva tutto questo denaro? La Guardia di Finanza ha scoperto anche che altri fondi della coop Karibu finivano su un conto africano direttamente riferibile al cognato di Soumahoro, iscritto a libro paga della cooperativa per circa 1000 euro al mese e questa somma, a detta sua, sarebbe stata sufficiente a mettere in piedi il resort turistico di sua proprietà in Ruanda. Nel frattempo, per le Coop, conti in rosso, emolumenti per 400mila euro non corrisposti ai dipendenti, presunte fatture false per coprire i mancati versamenti, fondi ricevuti un po’ da tutti dei quali nessuno sembra in grado di ricostruire al dettaglio la destinazione e minorenni abbandonati senza luce e gas in condizioni igienico sanitarie precarie.

Ma riavvolgiamo il nastro. Aveva il colore giusto, Aboubakar Soumahoro; ha stretto il pugno e la sinistra si è innamorata. Era perfetto: sindacalista, buon oratore ed ospite fisso di tutti i talk televisivi che contano, portatore di indubbi valori di sinistra (ma si sa, spesso si predica bene e si razzola male). Nuovo idolo di Formigli, Damilano e Fabio Fazio. Una carriera politica strutturata e condotta sulla difesa degli ultimi. E nel frattempo una marea di bugie vaganti in aula a Montecitorio, tutte col suo nome. ‘Nessuno meglio di lui’ si saranno detti Fratoianni e Bonelli in sede di presentazione delle liste, pericolosamente in bilico sulla soglia del 3% e decisi a sfoderare l’asso dalla manica: la politica d’immagine, senza sostanza e protesa ad accusare il mondo evidentemente fa gola proprio a tutti; e la succursale del Pd, il circolo di Fratojanni e Bonelli, di certo non è esclusa. Ma c’è un dato incontrovertibile: se ti autoproclami difensore di una certa fetta di società e nel letto di casa tua hai chi fa l’esatto contrario, il problema è il tuo.  Non di chi lo nota, non di chi ne parla. Tuo. Aboubakar Soumahoro, è premura ripeterlo, non è coinvolto in prima persona ma è innegabile il fatto che la tempesta che ha travolto i suoi familiari incida in modo deciso sulla sua immagine costruita di politico integerrimo. E questo perché, dal momento che è in politica – e oserei anche fa politica (non nel senso più alto del termine) – non solo Aboubakar ma anche la moglie dev’essere al di sopra di ogni sospetto. E non perché chi scrive creda nella giustizia inquisitoria, nella giustizia mediatico populista e braccio armato della politica ma perché è quello che le grosse voci degli immacolati e dei puri per definizione della loro parte hanno sempre strillato. A ben vedere, un principio pubblicistico che dovrebbe valere per tutti se la posizione del personaggio di turno è così inevitabilmente vicina ai fatti contestati ai terzi interessati tanto da essere coinvolto fino al midollo. E come se fosse possibile credere alla sua totale ignoranza sulle vicende oggetto di indagine, lasciatemi dire che se effettivamente fosse sempre stato all’oscuro di tutto, allora è un gran fesso. Oppure, semplicemente, è un malversatore da guardare con diffidenza. ‘Andate a chiedere a mia moglie, andate a chiedere a mia suocera’; ma la dinamica è tale per cui dovrebbe rispondere anche lui. Perché è un deputato della Repubblica pagato con i soldi degli italiani, eletto con i voti della doppia morale ed evidentemente dell’ipocrisia più becera al soldo delle percentuali. Dieci dirigenti del partito di Fratoianni, hanno raccontato di come i vertici fossero a conoscenza di tutto ben prima di candidarlo. Poi, di colpo, Puf. Scaricato in un attimo e divorato dal rovesciamento del vaso di Pandora. La bandierina non serve più, i voti li ha raccolti, il personaggio creato ad hoc ha sostenuto lo stendardo del colore giusto ed ora il lavoro è finito. 

Un altro spunto di riflessione che la dice lunga sull’incredibile faccia di bronzo di una sempre più vasta cerchia di intoccabili per definizione è che il deputato Soumahoro, entrato in Parlamento come paladino dei diritti degli ultimi, dei migranti sfruttati dal caporalato – è bene ricordarlo di continuo tanto è riprovevole, surreale e tragicomicamente beffardo il fatto che questa vicenda abbia coinvolto da vicino proprio lui – abbia scelto nelle ore seguenti alla sua auto sospensione dal gruppo parlamentare di Verdi-Sinistra italiana di andare a farsi intervistare proprio a Piazzapulita, a casa di Corrado Formigli, un “amico” dove era certo di non ricevere domande scomode. E dopo un isterico pianto social e tante porte in faccia da parte di chi se ne è servito per scopi elettorali, adesso il deputato con gli stivali sporchi di fango, abbandonato da tutti, dovrebbe quantomeno evitare di cadere in altre trappole mediatiche sul tipo del “diritto alla moda”. Ebbene sì, è successo anche questo; l’irreprensibile Soumahoro nel difendere la moglie e nell’estremo tentativo di giustificare il tenore di vita della coppia privo delle necessarie dichiarate fonti reddituali a supporto, spiega di come lady Soumahoro abbia il diritto all’eleganza e ad indossare i marchi che preferisce perché il diritto alla moda è libertà. A parere di chi scrive, per decenza almeno, l’onorevole dovrebbe stare zitto e pensare agli affari poco puliti di casa sua e agli strani intrecci e rapporti poco trasparenti delle cooperative di famiglia con la politica. Come se fosse un caso, infatti, a libro paga della Karibu, che negli anni ha ricevuto decine di milioni di fondi pubblici, c’erano amministratori locali del Partito democratico. E addirittura, Lady Gucci in tempi non sospetti è stata premiata proprio da Laura Boldrini come miglior imprenditrice straniera In Italia. Alla faccia. Ma cavolo, ce ne sarà una migliore, no?!

L’onorevole Soumahoro, che aizza le folle perché il Presidente Meloni in un intervento in aula si sarebbe a lui rivolto dandogli del ‘tu’ con solo fine di offenderlo e denigrarlo, ricordasse i loschi affari di famiglia prima di inveire e lanciare ridicole accuse. E riflettesse insieme alla sua frangia sul fatto che, a ben vedere, l’Italia non è in grado di accogliere indistintamente tutti gli immigrati, non per cattiveria e razzismo ma per la tutela di questa povera gente che spesso viene buttata in dei veri e propri lager che arricchiscono solo chi li gestisce. Ma anche questa è utopia: mi spiegate come possono le forze politiche unite, con questi presupposti e con soggetti del calibro di Soumahoro in Parlamento, fare una legge seria sull’accoglienza?

A difendere Soumahoro c’è rimasto solo Piero Sansonetti. Testualmente: “Solo fogna, Aboubakar Souhamoro linciato perché è un «negro»”. Nonostante il direttore de Il Riformista giochi volontariamente con questa brutta parola, è da sottolineare come il razzismo non c’entri nulla, invero. E anzi, sembra proprio lecito chiedersi come avrebbero reagito Fratoianni, Soumahoro e i benpensanti di sinistra se le stesse vicende avessero riguardato un Parlamentare di destra, bianco e apertamente arroccato su posizioni forti contro l’immigrazione incontrollata. Ciononostante per Sansonetti, Aboubakar Soumahoro rimane un linciato. Un curioso garantismo il suo, in spregio ai fatti e che confonde la prudenza con la totale noncuranza dell’accaduto. Piero Sansonetti, beninteso, è lo stesso che definiva il terrorista pluriomicida Cesare Battisti vittima di malagiustizia, vessato da inchieste senza uno straccio di garanzia: smentito in tutti i gradi di giudizio fino a che, dopo una latitanza quarantennale, anche l’ex Proletario armato per il comunismo non ammise tutti e quattro gli omicidi per i quali era stato condannato all’ergastolo. Sansonetti, lo stesso che gridava al linciaggio per un’altra icona del comunismo pseudosolidarista, Mimmo Lucano. E anche in quel caso finì, come noto, alla stessa maniera: Lucano condannato in primo grado a 13 anni per una caterva di reati sulla pelle dei migranti. Da Mimmo Lucano ad Aboubakar Soumahoro, il disegno stereotipato dell’eroe di sinistra, il modello che delinque lavandosi la bocca con le parole. Alimentando, e allo stesso tempo distruggendo, il mito dei buoni per definizione, degli immacolati per autoproclamazione e per appartenenza alla congrega dei giusti. Una retorica alla quale ormai abbiamo fatto il callo e che ci ha stufati. Se non fosse per il regalo di consapevolezza che lascia a noialtri: l’ipocrisia rossa. Quella che dopodomani, la mattina di Natale, la famiglia Soumahoro ritroverà sotto l’albero insieme a doppiezza e ambiguità. Una valanga di ipocrisia. Forse è questa la vera faccia della sinistra.

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