L’angolo del fitness, episodio 4 – “Postura, cos’è e perché non dobbiamo trascurarla nei nostri allenamenti”

di Marco Colciaghi

Grazie potremmo definire la postura come la disposizione delle parti del corpo in rapporto all’ambiente che ci circonda. Una buona postura è quello stato di equilibrio muscolare e scheletrico che protegge le strutture portanti del corpo da una lesione o una deformità progressiva malgrado la posizione (eretta, distesa, accovacciata, china) in cui queste strutture lavorano ed oppongono resistenza. In queste condizioni i muscoli lavoreranno in modo più efficace e gli organi toracici e addominali si trovano in posizione ottimale. La postura è cattiva quando si ha una relazione scorretta delle varie parti del corpo che produce un aumento di tensione delle strutture portanti e quando l’equilibrio del corpo sulla base d’appoggio è meno efficiente. Da questa prima definizione si evidenzia il distinguo fra buona postura e postura cattiva.

Un buon atteggiamento posturale può infatti proteggere l’organismo da patologie che non sempre si manifestano solo a livello dell’apparato locomotore. La postura è infatti un fenomeno estremamente complesso e allo stesso tempo un dato fisico tangibile, oggettivo, ma anche soggettivo, accomuna tutti ma allo stesso tempo ci differenzia dagli altri. Nessuno potrà mai dire di avere una postura esattamente uguale a un’altra persona così come nessuno potrà dire di avere una postura perfetta. La postura perfetta in realtà non esiste, si può tendere a essa ma mai raggiungerla. Ciò nonostante, la tendenza ad avere un buon allineamento posturale può determinare il confine fra l’essere in salute e non esserlo. La postura non è un dato fisso immutabile nel tempo, evolve insieme alle caratteristiche fisiche e psicologiche del nostro organismo. E’ determinata da fattori ereditari e costituzionali, dalle esperienze motorie del soggetto, da caratteristiche psicologiche, nonché dal carattere stesso della persona. Rappresenta il nostro modo personale di interagire con il mondo che ci circonda, il nostro biglietto da visita. Avere una buona postura dà un’immagine positiva di sé, la persona che si muove con il busto eretto, con coordinazione e armonia, trasmette un’immagine di sicurezza, di qualcuno che affronta la vita con positività e fiducia, al contrario l’individuo con la schiena curva, le spalle cadenti e il capo inclinato dimostra rassegnazione e sofferenza verso i compiti della vita. La postura è efficace quando consente di avere equilibrio e sforzo minimo nel mantenere una posizione nel muoversi. I muscoli e le articolazioni sono le strutture che per prime risentono di un cattivo atteggiamento posturale. La nostra colonna vertebrale è continuamente sottoposta all’azione logorante della forza di gravità che dall’alto spinge verso il basso, a questa forza devono essere aggiunte le pressioni che esercitiamo su di essa attraverso le posizioni assunte dal nostro corpo. A molti sorprenderà sapere che la posizione seduta implica sulla colonna delle pressioni maggiori rispetto alla posizione in piedi o che in alcune posizioni il peso che si scarica sulla nostra colonna può essere superiore a 200 kg.

E’ importante quindi conoscere il proprio corpo per poterlo utilizzare al meglio. Il concetto di postura non può essere ridotto a una condizione statica, definita e immutabile nel tempo, l’organismo di volta in volta sulla base delle informazioni tattiche, cinestetiche e sensoriali che arrivano al sistema nervoso centrale, elabora la risposta posturale più adatta in riferimento alle condizioni ambientali in quel dato momento e per i programmi motori previsti. L’esecuzione di qualsiasi atto motorio comporta la contestuale messa in opera di una complessa sequenza di movimenti che vincola tra loro l’azione di molti muscoli verso il comune obiettivo di mantenere l’equilibrio. Questi movimenti sono definiti aggiustamenti posturali e hanno luogo sia in condizioni dinamiche sia statiche. Anche se non ce ne accorgiamo infatti, siamo incapaci di restare perfettamente immobili. Le risposte posturali sono il risultato di informazioni provenienti da diversi tipi di recettori sensoriali che consentono al sistema motorio di generare risposte compensatorie automatiche o anticipatorie.
Gli aggiustamenti posturali sono perfezionati dall’esercizio e dall’apprendimento, basti pensare a quelli messi in atto dal bambino quando inizia i primi tentativi di deambulazione oppure, a quelli necessari per imparare ad andare in bicicletta.

Gli aggiustamenti posturali raggiungono l’obiettivo finale di mantenere l’equilibrio agendo in maniera sinergica a tre livelli differenti, mantengono la testa e il tronco in asse contro la forza di gravità, mantengono il baricentro all’interno della base d’appoggio, specie durante il cammino, stabilizzano le parti del corpo che fungono da supporto quando le altre sono in movimento. È chiaro quindi, che per innescare queste reazioni o aggiustamenti posturali siano necessari dei recettori che ci forniscano costantemente informazioni sulla posizione del nostro corpo e sull’ambiente che ci circonda. Nell’organismo umano esistono numerose tipologie di recettori e ognuno di essi è specifico per una determinata forma di energia che può provenire sia dall’ambiente esterno che interno. Sulla base dell’origine dell’informazione che sono in grado di recepire, i recettori possono essere distinti in esterorecettori, che rispondono a stimoli provenienti dal mondo esterno come suoni, luci, odori, deformazioni cutanee, ecc…, enterocettori, situati all’interno dei visceri che informano soprattutto di eventi dolorifici a capo di queste strutture e propriocettori, situati nelle articolazioni, nei muscoli e nelle guaine tendine, in grado di informare sulla posizione del corpo.

L’attività recettoriale permette di informare il sistema nervoso centrale sulla posizione del corpo e quindi di determinare modifiche delle catene cinetiche muscolari per indurre una risposta posturale specifica. In particolare, le principali afferenze sensoriali che permettono gli aggiustamenti posturali sono date da propriocettori muscolari che rilevano la variazione di lunghezza o di tensione dei muscoli, in particolare quelli del piede, della caviglia, dai recettori vestibolari, che sono in grado di rilevare le inclinazioni del corpo sulla base delle inclinazioni del capo e le afferenze visive che trasmettono informazioni sul movimento del campo visivo.

Il sistema nervoso deve integrare le diverse informazioni esterorecettive e propriocettive per determinare specifiche risposte e adattamenti posturali rispetto all’ambiente. Quando queste informazioni sono alterate perché l’entrata sensitiva non funziona correttamente o è patologica, il sistema nervoso centrale elabora risposte che determinano una postura viziata o patologica ma che tuttavia l’organismo considera corretta. Lo squilibrio di un singolo recettore provoca quindi un adattamento allo squilibrio dell’intero sistema, ecco perché cercare la cura dell’effettore finale del sistema, il muscolo, non significherà curare la causa dello dello squilibrio posturale.
Per questo l’intero sistema tonico posturale può essere associato a un sistema cibernetico in cui l’entrata è data dalle afferenze sensoriali fornite dai recettori (piede, occhio, orecchio, ecc..), l’elaborazione delle informazioni avviene a livello del sistema nervoso e la risposta finale si evidenzia a livello delle catene muscolari.

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