L’ora della maturità 

La politica italiana chiamata ad un salto di qualità necessario al futuro della nostra società 

di Pasquale Zaccaro

I Conservatori di destra (ci sono anche quelli di sinistra) hanno vinto le elezioni politiche italiane. Trascinati dalla Leader dei Conservatori Europei, Giorgia Meloni, hanno raccolto un consenso più che sufficiente per avere una maggioranza che possa formare anche un Esecutivo saldo. In numeri assoluti vince l’astensione, anche questa volta, ma le regole della nostra e di tutte le Democrazie sono queste. Se ne prenda atto. 

D’altro canto, altresì, è vero anche che le coalizioni elettorali, perché questo sono, non hanno un programma unitario e vincolante. A destra come a sinistra. La coalizione di centrodestra a trazione nazional-conservatrice viaggia su delle affinità che vengono quotidianamente minate da rapporti internazionali complicati, e diversi da un partito all’altro della coalizione. E, soprattutto, il tempo farà emergere le distanze tra i moderati e la destra sovranista. La coalizione di sinistra, invece, si è presentata alla competizione elettorale con un’alleanza improbabile e aliena, sapendo di andare a sconfitta certa. Le scelte dell’azionista di maggioranza della coalizione, il Partito Democratico di Enrico “stai sereno” Letta, hanno portato al disastro più totale. Una campagna elettorale, quella del PD, all’insegna dell’isteria e del delirio più totale. Dall’accusa a Calenda di non voler stare in un’alleanza insensata, alla narrazione che urla, in maniera stonata, “Arrivano i fascisti!”. Questa impostazione anacronistica, e comunque sbagliata a prescindere, di fare politica, di intessere rapporti, da parte del PD, è figlia di un retaggio ideologico oltreché di meri calcoli di convenienza da parte dei soliti noti, terrorizzati di perdere potere e clientele. Il Partito Democratico non è riformista, escluse le parentesi Veltroni e Renzi, non è veramente democratico ma, soprattutto, è non più riformabile proprio alla luce di quanto appena scritto. La classe dirigente, compresa quella di ritorno, è una classe dirigente da film horror, oltreché la negazione di una buona politica. 

Se anni di crisi socio-economica puniscono chi sta al potere a prescindere, una classe dirigente mìope e disinteressata al bene ed al rilancio dell’Italia fanno infinitamente più danni. Il risultato di tutto ciò è la consegna del Paese a qualunquisti, populisti, altri soliti noti riciclati ed incapaci. Senza considerare che l’aver sostenuto provvedimenti folli, persino a mezzo referendum, ha creato maggior disequilibrio nel risultato del voto e tra rappresentanza politica e territori. 

In questo marasma generale nasce un ambizioso cartello elettorale, destinato a diventare soggetto politico. Il terzo polo a guida Renzi-Calenda esce dalle urne con un risultato che poteva essere migliore ma che permette di aprire un cantiere politico nuovo e con una base elettorale importante e potenzialmente molto ampia. L’impostazione intelligente e di apertura al centrodestra sulle Riforme è quanto deve fare un’opposizione netta ma civile e dialogante, che pensa al bene comune. Questo nascente soggetto riformista e liberaldemocratico ha dalla sua parte i contenuti. Tant’è che quanto fatto durante il Governo Renzi, quanto tentato di fare, quanto proposto durante gli ultimi Esecutivi ed in campagna elettorale è esattamente, in gran parte, ciò che altri, in maniera trasversale, propongono. Tutto ciò dopo aver, per anni ed ancora oggi, raccontato il falso e dopo aver fatto campagna d’odio contro quel Matteo Renzi che oggi, per fortuna, è lì tra un incompetente e l’altro, tra un populista e l’altro, tra un poltronaro e l’altro a bloccare gli eccessi e i misfatti della peggior politica della storia repubblicana. 

Adesso l’auspicio è quello di vedere un Esecutivo che si insedi e che inizi a lavorare prima possibile, dando stabilità e adempiendo all’impegno preso con i propri elettori. Quanto durerà è una questione di rapporti interni alla coalizione e di capacità o meno di fare le cose con decisione ma anche con equilibrio e competenza. Non è la linea politica che mette in crisi un Governo, se unito almeno in questa, ma la capacità di saper governare un Paese occidentale in un mondo globalizzato, nel terzo millenio. 

Si parta il prima possibile con il nuovo Esecutivo e si dialoghi con le opposizioni sulle Riforme da proporre al Paese. Buon lavoro a Giorgia Meloni che, presumibilmente, sarà il prossimo Presidente del Consiglio e buon lavoro alle opposizioni che, il Paese si augura, siano anche collaborative nell’affrontare gli anni difficili che verranno. 

Viva l’Italia. Viva la Democrazia. 

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