La fine di un’era, il Movimento 5 Stelle non esiste più

di Simone Gioia

Di Maio annuncia il suo addio. Dopo Dibba, un altro big saluta: il grillismo è ufficialmente finito

La notizia circolava ormai da giorni, nel pomeriggio ha iniziato a consolidarsi prima dell’ufficialità arrivata in serata: Luigi Di Maio lascia il Movimento 5 Stelle, e lo annuncia in conferenza stampa, le cui parole non lasciano spazio a troppe interpretazioni: “Quella di oggi è una scelta sofferta, che mai avrei immaginato di fare”. I dissidi interni, che non nascono ieri, sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tra Conte e Di Maio il feeling non c’era più da mesi. E pensare che fu lo stesso Di Maio, soltanto quattro anni fa, a scegliere di inserire nella sua squadra di governo il professor. Giuseppe Conte. Ma quattro anni in politica sono un’eternità. Il discorso del Ministro degli Esteri apre ufficialmente a nuovi giochi, una nuova area politica nascerà (nel frattempo in Parlamento, poi nel Paese si vedrà). Per il Movimento 5 Stelle rappresenta un trauma, o poco ci manca. Non tanto dal punto di vista elettorale, dove l’ex capo politico non godeva di grandissimo consenso all’interno della base, ma dal punto di vista diplomatico e politico sì: in 9 anni Luigi Di Maio ha acquistato credibilità e conosciuto più di qualsiasi altro grillino i palazzi romani a tal punto che oggi è ritenuto – comunque la si pensi – un interlocutore politico. Con l’addio di Di Maio, dopo quello di Di Battista, si chiude ufficialmente un’era: quella del grillismo della prima ora. Le due figure politiche più importanti del Movimento non ci sono più. E da domani per Giuseppe Conte sarà una strada tutta in salita. Nessuna forza politica nella storia italiana era riuscita nell’impresa di entrare in Parlamento da primo partito con oltre 235 deputati nel 2018 per poi arrivare a non essere più la prima forza politica nel 2022 (in attesa di capire i numeri ufficiali, i 5 Stelle potrebbero scendere sotto quota 100 alla Camera, scavalcati dalla Lega). Un disastro senza precedenti, che ha messo a nudo tutte le debolezze e le inadeguatezze del Movimento: perché governare non è fare opposizione, perché governare con tutti (Lega prima, Partito Democratico poi, infine il governo Draghi) non è segno di coerenza, anzi ti fa perdere di credibilità. Perché la politica è una cosa seria. Di Maio, nel passaggio cruciale del suo discorso, ha affermato che quella di ieri è stata una scelta “sofferta”, inimmaginabile. Ecco, se qualcuno me l’avesse chiesto un anno fa, avrei detto la stessa cosa: no, è inimmaginabile, Di Maio non lascerà mai il Movimento 5 Stelle. Ma la politica è fatta di stagioni, e come detto prima: un anno in politica è un’era, un tempo indeterminato in cui può accadere di tutto. E così è stato anche questa volta. Ecco, proprio quell’era che si è aperta nel 2013 con l’exploit del 25%, si è chiusa ieri sera, perché il Movimento 5 Stelle non esiste più, almeno non il Movimento nato il 4 ottobre 2009 da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Pubblicato da Simone Gioia

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