La partita di Giorgia Meloni: vincitrice o eterna incompiuta?

di Iacopo Fiorinelli

Archivata l’elezione del Capo dello Stato, come di consueto, ci si diverte ad individuare vincitori e vinti della partita del Quirinale. Secondo diverse opinioni, nella categoria dei vincitori rientra senza dubbio Giorgia Meloni. Il trionfo della leader di FDI sarebbe dovuto a due elementi. In primo luogo, la coerenza dimostrata: Meloni non ha fatto alcuna “giravolta” sui nomi a lei graditi. In secondo luogo, grazie al suicidio politico di Matteo Salvini, FDI continua a guadagnare voti e si candida al ruolo di partito leader del centrodestra.

Eppure, chi scrive considera Giorgia Meloni una delle sconfitte di questa partita. Di seguito spiegherò le ragioni della mia posizione.

Innanzitutto, è vero che la leader di FDI ha dimostrato di essere coerente sui nomi proposti, ma siamo sicuri che questo sia un dato di merito? Di fatto, Meloni ha considerato come unica opzione valida quella di eleggere un Presidente della Repubblica di centrodestra senza avere i numeri per poterlo fare. La coerenza in politica è una dote degna di nota, ma una leader che ambisce a guidare il Paese non può prescindere da una dose di sano realismo.

Allo stesso modo, anche l’aumento di consensi di FDI, a mio parere, deve essere contestualizzato. Senza ombra di dubbio, molti elettori di centrodestra apprezzeranno il fatto che Meloni non abbia compiuto passi indietro sulla lista dei “papabili” per il Quirinale. Ma dove ha portato questa fermezza? A sbattere contro un muro. Lo stesso muro contro cui, tramite una strada diversa, si è schiantato Salvini.

Per i motivi sopra esposti, chi scrive ritiene che la partita giocata da Giorgia Meloni rappresenti l’ennesima occasione sprecata per provare a lasciare il segno. Se l’obiettivo della leader di FDI è solamente quello di aumentare il consenso a discapito della Lega, la strada intrapresa è quella giusta. Se invece la leader di FDI ha l’ambizione di guidare il Paese, dovrà dimostrare di avere la capacità di negoziare con le altre forze politiche per raggiungere i suoi obiettivi. Fratelli d’Italia prenderà moltissimi voti alle prossime elezioni, ma verosilimente non avrà i numeri per poter governare da solo. Per questa ragione, un partito che aspira a guidare il Paese deve abbondare al più presto la logica “missina” che continua a caratterizzarlo. La storia recente è piena di esempi di leader che hanno visto crescere esponenzialmente il loro consenso, salvo poi dimostrare di non avere la capacità di capitalizzare quel consenso dettando l’agenda politica. Sarà proprio la leader di FDI ad invertire la rotta? La strada sembra essere lunga e tortuosa.

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