Il pagellone, i nostri voti ai leader politici del 2021

di Simone Gioia, Iacopo Fiorinelli e Pasquale Zaccaro

Un altro anno si sta per chiudere, e tra pandemia, ripresa economica, elezioni amministrative e uno sguardo al Colle, i nostri politici hanno avuto il loro ben da fare. Ma come mi sono comportati? Ecco, di seguito, le nostre pagelle, a cura di Simone Gioia, Iacopo Fiorinelli e Pasquale Zaccaro.

PAGELLE DI SIMONE GIOIA

Luigi Di Maio 6
Sempre deriso e sottovalutato per il suo passato, per tanti è tutt’oggi un miracolato (probabile), ma continua a rivelarsi abile tessitore nei rapporti con gli uomini del potere che comandano. E la sua amicizia personale stretta con Giancarlo Giorgetti ne è l’esempio. Sottovalutato.

Giuseppe Conte 5
Ormai all’interno del Movimento 5 Stelle non esiste più una linea politica ben definita, e il neo presidente grillino si ritrova a mediare tra parlamentari che “non controlla” direttamente e la base grillina che scalpita. Ma ha ancora una carta da giocarsi: le elezioni politiche. Lì, finalmente, misurerà il suo “appeal politico” e il consenso di cui gode all’interno del Paese, ma il rischio di finire sotto il 10% resta elevatissimo. Rimandato.

Matteo Salvini 5,5
Spinto da Giancarlo Giorgetti, il leader leghista si convince ad entrare a far parte di un governo di cui s’intesta i maggiori meriti agli occhi dei propri elettori. Una settimana sì e l’altra pure incontra, per sua richiesta, il Premier Draghi, dimostrando comunque di essere maturato rispetto a qualche anno fa. Ma tra 20 giorni c’è la grana Quirinale, la vera prova del nove del centrodestra, e punta ad avere un ruolo centrale nell’elezione (che difficilmente avrà). Maturato?!

Giancarlo Giorgetti 7
Per distacco il più brillante del Carroccio, oltre che il più vicino a Mario Draghi grazie ad un’amicizia di lunga data, è costretto a mediare tra la Lega di lotta e la Lega di governo. E ora punta dritto al semipresidenzialismo de facto, in una sfida che si prospetta più ardua che mai. Esperienza.

Silvio Berlusconi 6,5
Si contraddistingue per responsabilità sin dall’inizio della pandemia, poi ad inizio 2021 tende la mano a tutti i suoi competitor politici con un obiettivo ben preciso: il Colle. É l’ultimo grande ballo del Cavaliere, che sfida tutto e tutti contro ogni pronostico. Ma il Berlusca ha sette vite come i gatti, e guai a sottovalutarlo. Redivivo.

Silvio Berlusconi, Presidente di Forza Italia

Antonio Tajani 4
C’è ma è come se non ci fosse. Sostituisce Berlusconi nell’attività politica quotidiana, ma è relegato al ruolo di semplice portavoce (spesso anche confusionario e ridondante). Inesistente.

Giorgia Meloni 6,5
E’ l’unica leader politica che si accomoda all’opposizione, e lo fa con grande scaltrezza. Ha un’autostrada davanti a sé, ma spesso s’incarta nei litigi interni con Matteo Salvini. Attende, ansiosa e ormai impaziente, l’appuntamento elettorale più importante della sua vita; ma più il tempo passa e più il consenso rischia di sgonfiarsi. Leader.

Enrico Letta 5,5
Esordisce con due vittorie politiche importanti: la sua elezione alla Camera dei Deputati e il successo alle Amministrative, conquistando tutte le grandi città chiamate al voto. Ma nel complesso, dopo un avvio sprint, l’offerta politica si affievolisce e si arena nei soliti problemi interni al Partito Democratico. La mission di costruire il campo largo del centrosinistra sembra ormai fallita, e il Partito rischia di sgretolarsi sulla partita del Capo dello Stato. No good.

Roberto Speranza 5
Eccessive le critiche dell’opinione pubblica nei confronti di un politico che si ritrova – per caso – a dover gestire il ministero più importante degli ultimi due governi, fronteggiando la più grande pandemia della storia dell’umanità. Ascolta il parere del Comitato Tecnico Scientifico e riferisce, non decidendo quasi mai. Ma era azzardato aspettarsi il contrario. Timido.

Carlo Calenda 5.5
Getta il cuore oltre l’ostacolo nella sfida per Roma, facendo campagna elettorale per un anno; ma purtroppo per lui non basta. Resta uno straordinario risultato a livello locale e poco più, perché la sua linea a livello nazionale non decolla. E i margini per costruire altro restano risicatissimi. Inconsistente.

Matteo Renzi 5
Con la caduta di Giuseppe Conte compie l’ennesimo atto politico di demolizione nei confronti dei suoi avversari politici. Si rivela innocuo – come ampiamente prevedibile – nelle scelte del governo Draghi, ma si prepara alla sua terza e ultima partita della legislatura: l’elezione del Presidente della Repubblica. Griderà a gran voce Pier Ferdinando Casini o aiuterà Silvio Berlusconi? Vecchia volpe.

Mario Draghi 7.5
Mattarella lo chiama disperatamente per ritrovare un’unità nazionale perduta. E l’ex Presidente della BCE centra – anche se parzialmente – le due grandi partite: crisi sanitaria e crisi economica. Ascolta tutti ma decide da solo, e nessuno ha mai il coraggio di andargli contro. In poco più di un mese vara quattro decreti contro il Covid e rincorre la variante Omicron, con una comunicazione probabilmente da rivedere. Ora si sente pronto – forse – per il Colle più alto, ma con una pandemia ancora in atto e con un rischio commissariamento totale da parte dei partiti eleggerlo non appare compito semplice. Personalità.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi

PAGELLE DI IACOPO FIORINELLI

Luigi Di Maio 5
É l’ espressione del lato peggiore di un democristiano di ferro. Non è né di destra, né di centro, né di sinistra. Probabilmente non ha nemmeno chiara in mente la distinzione tra queste categorie. Miracolato.

Giuseppe Conte 2
Il nulla cosmico spacciato per il J.F. Kennedy del ventunesimo secolo. Poche idee e pure confuse. Al di fuori dell’indubbio fascino, non si rinviene alcuna dote. Fumo negli occhi.

Matteo Salvini 4
Tutte le volte che alza la voce riceve schiaffoni, dentro e fuori dal proprio partito. Non riesce mai ad imporre la sua linea. Leone in gabbia.

Il Segretario della Lega Matteo Salvini

Giancarlo Giorgetti 7
É lui l’uomo della Lega nel 2021. Il suo approccio pragmatico ha la meglio sulla “rissa” continua tanto cara a Salvini. Stratega.

Silvio Berlusconi 6.5
Non si sa come, ma è ancora (politicamente) vivo e vegeto. É pronto per la sua ultima grande partita: il Quirinale. É una mission impossible, ma stupisce che sia ancora nelle condizioni di poterci provare. Immortale.

Antonio Tajani 5
Il fatto che sia l’uomo di spicco di Forza Italia rende bene l’idea di un partito morto e sepolto. Incolore.

Giorgia Meloni 6.5
Incapace di esprimere un concetto di senso compiuto senza urlare. Forse, togliendo le ultime due parole dalla frase precedente si ottiene un quadro più veritiero. Ad ogni modo, i sondaggi continuano a sorriderle e di questo le va dato atto. Donna, madre, cristiana, italiana.

Enrico Letta 4
Più grillino dello stesso Grillo. La sua opera di autodistruzione del Partito Democratico procede speditissima. Miope.

Mario Draghi 7
Mette a punto il PNRR, gestisce molto bene la campagna vaccinale e restituisce credibilità internazionale al Belpaese. Negli ultimi mesi, però, la comunicazione sulle nuove misure per fronteggiare la pandemia è a dir poco confusionaria. Inoltre, porre la fiducia sulla legge di bilancio è una scelta deplorevole anche quando si ha profonda stima per il PdC. Super Mario.

Roberto Speranza 3
Il suo cognome è l’ultima cosa che ci rimane. Incubo.

Carlo Calenda 6
A Roma ha svolto un lavoro monumentale, portando la lista “Calenda Sindaco” ad essere il partito più votato alle amministrative. A livello nazionale, però, la linea di Azione è apparsa caotica e depotenziata. La sensazione è quella dell’ennesimo partito destinato a sciogliersi ancor prima di aver combinato qualcosa. Spetterà all’ex Ministro per lo Sviluppo Economico invertire la rotta. Disorientato.

Matteo Renzi s.v.
Non si tratta né di un giudizio positivo né di un giudizio negativo. Semplicemente chi scrive ammette di non riuscire a giudicarne l’operato nell’ultimo anno. L’ultima vera proposta politica risale al referendum del 2016. Da quel momento in poi, per il senatore di Scandicci fare baccano è l’unica cosa che conta. Il mio augurio per l’area riformista è che l’ex Premier decida finalmente di dedicarsi a tempo pieno all’Arabia Saudita, «patria del Neo-Rinascimento». Narciso.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva

PAGELLE DI PASQUALE ZACCARO

Luigi Di Maio 4,5
Con i piedi perfettamente cementati nel Palazzo, Luigi Di Maio, completa il suo percorso da democristiano del ventunesimo secolo. Di destra, di sinistra, populista, europeista. Il “tutto” e, sostanzialmente, il niente. Ha trovato lavoro. Pulcinella.

Matteo Salvini 6,5
Continua a strizzare l’occhio al suo potenziale elettorato ma lo fa in maniera estremamente calmierata.Ogni tanto si avventura in qualche scorribanda pre elettorale ed il Premier è costretto alla tirata d’orecchie. Lascia che sia la linea Giorgetti a prevalere. Le ultime settimane del 2021 le affronta in maniera più diplomatica e più tattica. Ha capito che da solo, con Giorgia, non va lontano. Maturando.

Giancarlo Giorgetti 8
É la mente della Lega. Cura i rapporti che formano il Governo attuale e tesse la tela per il domani. Profilo istituzionale. Grazie a lui la Lega si raffina e sorpassa il fu Partito Democratico, non soltanto tra i ceti più popolari. King Maker.

Silvio Berlusconi 7
Mantiene la barra a destra ma è centrale per i prossimi eventi Istituzionali. Vive un 2021 propedeutico alla sfida più importante. Si rifà il look, non solo a livello estetico, e gioca la sua partita per il Quirinale pur consapevole che sarà complicato salire sul Colle più alto. Highlander.

Antonio Tajani 5
Sostituisce, fisicamente, Berlusconi per eventi pubblici e fotografie di Coalizione. Meglio quando parla per conto del suo Leader. Le sue uscite, a titolo personale, sono state molto infelici. Poca sostanza all’ombra del Cavaliere. Portavoce.

Giorgia Meloni 6,5
Entusiasta per aver spiccato il volo nei sondaggi, è passata ad una fase più posata, nei modi.Va in tv portando gli stessi argomenti di sempre ma in modalità Leader capace di catalizzare buona parte del consenso elettorale. Prova a prendersi la Leadership della Coalizione ma, in maniera più verosimile, resterà schiacciata a destra. Meteora.

Enrico Letta 4,5
Messo a gestire un Partito che di tutto ha bisogno tranne che di una finta Leadership (ma il passato non insegna), vince le Amministrative e le Suppletive ma non per merito suo. A lui l’arduo compito di ritrovare la retta via verso la buona politica, cercando di convincere i suoi compagni di ditta che affidarsi all’Avvocato del popolo significa eutanasia per il Partito Democratico. Fino ad oggi nessuno si è accorto che il PD ha un Segretario. Non pervenuto.

Enrico Letta, Segretario del Partito Democratico

Matteo Renzi 7+
Va avanti nella sua battaglia contro il populismo e per far maturare il Paese. Quando interviene, in Senato, c’è soltanto da ascoltare e da imparare come si fa politica e come si sta nelle Istituzioni, tra le loro regole. Sostiene Letta alle Suppletive, sta nel campo largo “horror” della sinistra bolognese e costruisce un’area politica riformista e centrale. Eccede nel tatticismo mentre quasi tutti gli altri Partiti vorrebbero vederlo sparire dalla scena (strano). Sarà comunque, ancora, ago della bilancia. Baluardo.

Mario Draghi 9
Il Premier tiene insieme la maggioranza che lo sostiene, lo fa a furia di richiami pubblici e strigliate in CdM. E’ essenziale, media e, soprattutto, decide. Silente nelle ultime settimane, non nasconde di essere stufo dei capricci dei Partiti e sbotta nella conferenza stampa di fine anno. Sicuramente, Egli, gradirebbe andare al Quirinale, ma è uomo delle Istituzioni, responsabile. Ai Partiti l’intelligenza nel capire che, forse, lasciarlo a Palazzo Chigi è l’unica scelta sensata, per il Paese, ad oggi. Fondamentale.

Roberto Speranza 3
Rimane al Ministero della Salute grazie al manuale Cencelli. Disastroso prima, irrilevante poi. Draghi lo riprende e lo mette in riga ma senza risultati. Il Ministero è, praticamente, vacante da più di due anni. Una delle note peggiori della politica italiana. Catastrofe.

Carlo Calenda 5,5
Ottimo lavoro a Roma. Bene anche Azione che inizia a strutturarsi sui territori. Sicuramente non autosufficiente proverà a sganciare il PD dal MoVimento, restando in quel campo. Ma le politica è anche e soprattutto pelo sullo stomaco e pragmatismo. Quel pragmatismo che Carletto sventola ai quattro venti ed applica in maniera stramba. Essere Leader richiede delle peculiarità che, pare, in Calenda non si scorgono. Inesperto.

Giuseppe Conte 4
Va in giro a farsi adulare da chi capisce di politica come un barman capisce di ingegneria aerospaziale. Dice sempre le stesse, poche, cose che gli vengono suggerite, senza dimostrare di avere un’idea di società, di Nazione. Evita il confronto con altri Leader per manifesta inferiorità politica. L’unico obiettivo suo e di chi lo strumentalizza è il voto anticipato. Cavolo a merenda.

Giuseppe Conte, Presidente del Movimento 5 Stelle

Pubblicato da Voce- Un'altra informazione

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